La giornata contro la violenza sulle donne e la storia delle sorelle Mirabal

Stiamo facendo davvero dei passi avanti? Senza scadere in un facile femminismo – che non sempre fa bene alle battaglie delle donne – possiamo dire di no: ancora troppe donne sono vittime, ogni giorno, di violenza. Una violenza che si declina sotto molteplici aspetti – psicologica, fisica, economica, lavorativa – e che spesso non permette alle donne di reagire, non tanto come dicono in molti a causa della “fragilità del genere”, ma perché non sono forniti alle donne degli strumenti efficaci per rispondere e proteggersi dalle violenze.

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L’ultimo report diffuso dalla Polizia di Stato Questo non è amore, con i dati aggiornati al 2019, mostra dei numeri allarmanti: 88 vittime ogni giorno, una donna ogni 15 minuti.

L’Istat – in collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità e le Regioni – ha condotto la prima indagine sui 281 centri anti-violenza in Italia, secondo la quale nel 2017 si sono rivolte ai centri anti-violenza 43.467 donne (15,5 ogni 10 mila) e circa il 67,2% ha iniziato un percorso di uscita dalla violenza. Ma quante altre donne rimangono zitte, invisibili alle statistiche e alla società?

Un giorno da ricordare

Il 25 novembre ricorre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ricorrenza istituita il 17 dicembre 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134. La data non è stata scelta a caso: quel giorno del 1960 infatti furono uccise le sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana.

sorelle mirabal.jpgLe tre donne oggi sono considerate delle rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne in una morsa di fame e arretratezza la Repubblica Dominicana.

Quel triste 25 novembre le tre donne si recarono a far visita ai loro mariti in carcere (in quanto membri dell’opposizione politica del “Movimento 14 di giugno”) quando furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare che le portarono in un luogo nascosto. Qui furono torturate e uccise a colpi di bastone. Ma nonostante la censura, l’opinione pubblica non rimase in silenzio e le sommosse portarono all’assassinio di Trujillo nel 1961.

La vita di queste coraggiose donne è diventata un libro Il tempo delle farfalle” di Julia Alvarez da cui è stato anche tratto un adattamento cinematografico “In the Time of the Butterflies”.

Ma da allora cosa è cambiato? La violenza quella sì che è cambiata, è diventata più subdola, si insinua in ogni ambiente di vita e spesso è difficile anche individuarla – perché anche una frase può avere molteplici significati.

A subire la violenza sono le donne, ma a commetterla, nella maggior parte dei casi sono gli uomini: perché allora il problema deve essere solo delle donne? Oltre ai centri anti-violenza, che non sono mai abbastanza e purtroppo sono poco conosciuti, perché non creare centri di recupero per uomini che in modi diversi possono avere dimostrato di essere violenti?

Non è un problema di genere, è un problema di umanità.

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