Summit sul clima: la sconfitta di Greta

“HOW DARE YOU?” Questo il severo rimprovero che Greta Thunberg, la giovane attivista svedese, rivolge a tutti i leader mondiali, colpevoli di stare rubando il futuro a milioni di persone. Ma al summit della Nazione Unite, che ha avuto luogo a New York tra il 21 e 23 settembre, il suo grido è restato inascoltato.

La giovane attivista era visibilmente commossa, provata dal peso di una responsabilità che forse, quasi per caso, le è ricaduta sulle spalle. Ma i governi mondiali restano sordi agli allarmi degli scienziati e non vogliono abbandonare sistemi di produzione che sono estremamente dannosi per il Pianeta.

Questa call to action per il clima è stata insomma un altro misero fallimento. In molti credevano che i tempi fossero ormai maturi, che le persone fossero pronte ad affrontare questo argomento con la necessaria determinazione, ma invece non è stato così.

I massimi capi di Stato hanno fatto promesse generiche, che sembrano quelle che si fanno ai bambini per farli smettere di piangere.  Alcuni si sono impegnati a ridurre le emissioni di carbonio entro il 2050, ma senza dire come intendono farlo. La Cina ha chiarito di non essere disposta ad abbandonare i combustibili fossili, l’India di non voler rinunciare al carbone e gli Stati Uniti di non avere intenzione di rispettare gli obblighi del trattato di Parigi – da cui peraltro hanno deciso di ritirarsi il 1° giugno del 2017.

Eppure come dice Greta: “Le persone stanno soffrendo, le persone stanno morendo, interi ecosistemi sono al collasso… e tutto quello di cui riuscite a parlare sono i soldi, le favole su una continua crescita economica. Come vi permettete?”.

Giochiamo tutti partite diverse, senza renderci conto che le stiamo giocando sullo stesso campo e che quindi le regole devono essere condivise. Utopia.

A margine del summit non sono mancate stoccate tra il presidente Donald Trump, che non ha partecipato al meeting, e la giovane attivista che, come hanno fatto notare i giornalisti, non gli ha risparmiato un’occhiataccia.

Ma la cosa più triste di questo summit – che ancora una volta conferma la frase di Hobbes “homo homini lupus” – è che ad esserne uscita sconfitta e ferita è stata Greta, proprio nella settimana di mobilitazione mondiale per il clima.

Anche il presidente francese Macron l’ha rimproverata di aver esagerato e il suo ministro dell’istruzione l’ha accusata di creare allarmismi e angoscia con il rischio che i suoi coetanei crescano depressi.

E se da una parte tantissime star internazionali le hanno concesso appoggio e sostegno, dall’altra il web l’ha accusata di essere una marionetta nella mani di organizzazioni e associazioni che fanno dell’ambientalismo e dell’ecologia la loro arma.

E anche fosse vero? Greta è un simbolo – e la maggior parte dei simboli sono stati costruiti a tavolino da lungimiranti strateghi – di un attivismo ambientale che non avrebbe atteso ancora molto ad esplodere.

Sarà una moda? Forse, chi potrebbe dirlo, ma di certo il nostro Pianeta non aspetta.

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