Forti, irriverenti e….ambientalisti?

Negli ultimi 10 anni siamo stati letteralmente sommersi dai super cinecomix della Marvel, e più recentemente della concorrente DC, che ci hanno offerto spesso eroi stereotipati, bellissimi, fortissimi, che perdono ma sanno rimettersi in piedi e tornare a combattere. Sempre la solita storia penserete, ma in fondo il pubblico affezionato a questo tipo di avventure vuole solo una sana dose di azione condita da incredibili poteri, amici, meglio se tanti, sempre pronti a dare una mano, un vago sentimentalismo e l’aggiunta di effetti speciali da rendere vero l’impossibile e il gioco è fatto.

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Da poco è uscito nelle sale Aquaman – un vero trionfo al box-office con il migliore risultato di sempre per i film DC – e al primo impatto presenta tutte le caratteristiche degli universi supereroistici: il belloccio fortissimo di turno è costretto a lottare contro un passato che torna a bussare alla porta e viene accompagnato nelle sue avventure da una rossa mozzafiato che si rivela essere un personaggio non solo destinato al fan service. Fin qui tutto normale, quasi scontato, la vera difficoltà in questi tipi di film sta nel costruire il colpo di scena quando già tutti sanno cosa sta per accadere, nel creare quel giusto mix di azione, humor e suspense che riesca a tenere lo spettatore per due ore incollato allo schermo.

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-dakota-access-jason-momoa.jpgIn questo senso il colpo di scena di Aquaman è che nella storia non c’è un “classico” cattivo, l’unico vero cattivo della storia è il genere umano, che inquina e corrompe l’ecosistema marino. Perché sì c’è Orm, il fratellastro del protagonista, che per legge dei comics deve odiare il fratello e sottrargli il potere, e che vuole diventare Ocean Master e comandare tutti gli eserciti del mare per conquistare la Terra, ma quasi non si riesce ad odiarlo, perché in fondo lui vuole proteggere il suo mondo da ciò che ritiene pericoloso: gli uomini. Nel film si fa aperto riferimento all’impatto nocivo dell’uomo sull’ambiente naturale e diventa centrale la figura di Aquaman (aka Athur Curry), che diviene il ponte tra i due mondi. Il film abbandona per qualche istante i canoni in cui il genere lo costringe e si fa portatore di un messaggio ecologista, mai come adesso così attuale e per il quale l’attore Jason Momoa, che dà le sembianze ad Aquaman, aveva già dimostrato una certa sensibilità.

Queste tematiche ambientaliste avevano trovato casa più di una volta in altri film e cartoni. Come dimenticare il lungometraggio d’animazione Wall-e che, attraverso il piccolo e tenero robot raccogli rifiuti, ha portato anche all’attenzione dei più piccoli i problemi legati al riciclo e alla sostenibilità ambientale? Anche il pluripremiato regista giapponese Hayao Miyazaki ha dimostrato più di una volta di avere profondamente a cuore il nostro mondo, messo in pericolo dall’arroganza degli uomini come nella Principessa Mononoke o nel Castello Errante di Howl. Questi film sondano con sguardo attento la realtà e riescono a mostrarne le contraddizioni e le brutture mettendo a confronto due mondi diversi, nessuno dei quali però perfetto. La sfida che devono affrontare i protagonisti è quella di comprendere e accettare le diversità, perché solo così si potrà creare davvero un mondo fantastico.il castello errante di howl.jpg

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