Perdersi a Mulhouse

Mulhouse è una di quelle cittadine francesi in cui si respira ancora il fascino della storia, ma basta girare l’angolo di un vicolo del centro per immergersi in strade moderne attraversate da piccoli bus elettrici e dalle rotaie del filobus. È una città divisa da tradizioni diverse, da una parte quella francese contaminata a sua volta da quella tedesca che rimane ancora in cucina e nel nome di tanti luoghi e dall’altra quella dei musulmani di seconda generazione che hanno riempito la città di negozi etnici e mercati.

case

La città è situata nella regione del Grand Est, che ha inglobato quella storica dell’Alsazia, e occupa una posizione privilegiata in quanto confina sia con la Germania che la Svizzera. Il nome di Mulhouse compare per la prima volta intorno all’803 nell’antica forma Mulinhuson “case dei mulini”, forse in riferimento ad una tradizione contadina. La città prese forma durante i primi decenni dell’XI secolo sotto i vescovi di Strasburgo e il casato degli Hohenstaufen. Divisa religiosamente nel Cinquecento, dopo la Riforma protestante, si proclamò repubblica fino a quando, nel 1798, con un plebiscito si decise la sua annessione alla Francia. Dopo la guerra Franco-Prussiana fu inghiottita dal nuovo Reich tedesco e ritornò alla Francia solo dopo la sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale.

decorazione su edificio.JPG

Di questi periodi, che affondano le radici anche nell’Impero romano, restano pochi scorci scampati a devastazioni, ruberie, incendi e guerre. Il suo centro storico è piccolo e culmina in Place de la Réunion sulla quale si affaccia imponente il Temple Saint-Étienne, una cattedrale in stile neogotico dalle vetrate brillanti, e proprio lì accanto si trova l’Hôtel de ville, il municipio, ricostruito in stile rinascimentale dopo un incendio,  sulle cui pareti esterne, di un deciso colore rosa scuro, sono dipinte delle finte architetture e nicchie all’interno delle quali sono raffigurate delle divinità femminili. Basterà poi girarsi e alzare gli occhi per vedere una fontana su cui svetta un alabardiere che rivolge alla piazza il suo sguardo serafico. Tutto intorno le case hanno un’architettura particolare, con colori vivaci e tetti molto spioventi che le fanno assomigliare a delle capanne. Nel centro storico sono ammassate le une sulle altre in maniera quasi caotica e quando vi si passa vicino sembra quasi sentire il legno scricchiolare.

vicoletto illuminato

Durante il periodo delle feste natalizie la città si colora di luci e la piazza viene invasa dai banchetti e dalle giostre. Questa è una delle rare occasioni in cui si possono osservare dei coraggiosi abitanti che sfidano il freddo pungente della sera per stare in compagnia e divertirsi. Gli alsaziani sono tedeschi per quanto riguarda tante abitudini, soprattutto alimentari: dato la vicinanza delle montagne Vosgi hanno abbondanza di cinghiali che, assieme al maiale e alle patate, costituisce la parte centrale della loro dieta. I ristoranti si riempiono presto e in quelli tradizionali si respira un’atmosfera quasi da osteria, con le luci basse, i tavoli e le sedie di legno scuro, le tovaglie rosse a quadri e appesi al muro ogni genere di attrezzo e oggetto, dai boccali di birra ai pentoloni in rame.

ristorante alsaziano

Ci sono diversi posti interessanti da visitare e non basta un giorno per vederli tutti, ma i più belli sono la Cité de l’automobile che custodisce la collezione di auto del signor Schlumpf, il Musée des beaux-arts, la cité du train con le sue storiche locomotive e il Parc zoologique & botanique, un parco zoologico immerso nel verde a due passi dalla città. Qui ci sono animali che si fa fatica ad immaginare in posti così freddi come zebre, fenicotteri e dromedari, ma sembra che lì abbiano trovato le attenzioni di cui hanno bisogno.

Immagini scattate dall’autrice dell’articolo

 

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