Come Pisa incantò D’Annunzio

Piazza dei Miracoli si spalanca davanti allo spettatore come una perla, diffondendo tutto intorno la luce intensa dei marmi dei suoi monumenti. Annoverata tra i Patrimoni dell’Umanità dall’UNESCO dal 1987, nella piazza sono presenti la Cattedrale, il Battistero, il Campo Santo e il Campanile, meglio conosciuto come Torre di Pisa. Il nome del luogo si deve a Gabriele D’annunzio che nel romanzo del 1910 Forse che sì forse che no dice: “L’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli”, ma il nome divenne famoso solo nel dopoguerra quando si diffuse il fenomeno del turismo di massa.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Battistero di San Giovanni Battista, il Campo Santo e il Campanile trasmettono un fascino senza tempo e, se non fosse per le centinaia di turisti che si contendono lo spazio migliore per una fotografia, l’atmosfera riesce a catapultare lo spettatore in un medio-Rinascimento magico, estatico e magnificente. I marmi policromi che danno forza allo stile romanico pisano del Duomo, i bronzi delle sue massicce porte, il pulpito opera del maestro Nicolò Pisano, le 6 file di archi a tutto sesto perfettamente equilibrate del Campanile, le grandi campane di bronzo sulla loggetta in cima, le vetrate stupendamente dipinte del Battistero e i preziosi affreschi che corrono sulle pareti del vecchio Campo Santo sono i testimoni di un passato ricco di fascino e grandiosità.

La piazza, circondata da massicce mura, era utilizzata già durante il periodo etrusco e poi romano, ma cambiò destinazione d’uso durante il medioevo passando da civile a sacra e nel XI secolo iniziarono i lavori di costruzione dei suoi principali monumenti. Durante il periodo mediceo la piazza perse parte del suo caratteristico stile gotico a favore di quello fiorentino e vennero costruiti nello stesso tempo nuovi edifici. Solo nel XIX secolo la piazza assunse l’aspetto definitivo e fu ricoperta da un prato verde, grazie agli sforzi di Alessandro Gherardesca, l’architetto infatti ripensò la struttura della piazza demolendone alcune parti, modificandone altre, ma soprattutto restaurando i magnifici monumenti che protegge.

Quello che lascia senza fiato è la maestosità di queste costruzioni e la loro perfezione formale, frutto di lunghi lavori di studio e progettazione, come si vede nella preparazione degli affreschi contenuti nel Museo delle Sinopie. Immagino un pisano del primo Rinascimento attraversare la piazza e non poter non accorgersi della presenza di un qualche Dio all’interno di quelle secolari pietre così ben formate da non parere opera umana. Le persone si affollano disordinate, distratte con l’ansia di vedere ma spesso incapaci di cogliere il fascino silenzioso di questi luoghi.

Gli scalini sempre più stretti della Torre di Pisa, il Grifone di bronzo sull’acroterio della Cattedrale, il fasto dell’oro usato per abbellire l’interno della chiesa, gli affreschi e l’uso dei marmi trasmettono quasi una sensazione di vertigini, fanno sentire lo spettatore minuscolo agli occhi di Dio. Il fascino che rende la nostra Penisola una meta così ambita, di un turismo spesso distratto.

Fotografie prodotte dall’autrice dell’articolo

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