Columbus

Nella suggestiva cittadina dell’Indiana Columbus, scrigno del modernismo americano, si incrociano le solitudini di Jin e Cassandra (detta Casey). Lui, traduttore coreano quarantenne, è giunto in città per recarsi al capezzale di un padre con cui non è mai riuscito a costruire un vero rapporto, mentre lei, giovane bibliotecaria appassionata di design e architettura contemporanea, ha rinunciato ai propri sogni per prendersi cura della madre. Al primo casuale incontro ne seguono altri, durante i quali i due passeggiano insieme conoscendosi meglio, parlando dei loro sentimenti verso i genitori e ammirando le opere architettoniche che costellano il paesaggio.columbus architettura.jpg

Le sequenze cinematografiche sono lente, quasi a voler rappresentare lo scorrere del tempo dell’anima. I dialoghi sono essenziali e tutto il film si presenta minimalista, scarno di dettagli che distrarrebbero lo spettatore dall’analisi introspettiva dei personaggi. Le architetture della città diventano quindi specchio dei personaggi, rappresentano i loro sentimenti, le contraddizioni che muovono i loro animi.

columbus sceneJohn Cho (Jin) e Haley Lu Richardson (Casey) sono i brillanti interpreti di questo film che a tratti, per la profondità di analisi, sembra una pièce teatrale. Da una parte un uomo che odia l’architettura perché il padre architetto aveva sempre messo al primo posto il suo lavoro e dall’altra una ragazza che ammira proprio quell’architetto e fa riscoprire all’uomo quel padre che non aveva mai conosciuto prima. E allora Jin spinge Casey a inseguire i suoi sogni, a costruirsi quella vita che merita, senza nascondersi dietro a inutili paure e compromessi.

Haley_Lu_Richardson_and_Rory_Culkin_in_Columbus_photo_credit_Elisha_Christian_Courtesy_of_Superlative_Films_Depth_of_Field.599b557155be5I personaggi sono pochi e funzionali alla storia, proprio per far emergere alcune caratteristiche psicologiche dei due protagonisti. Da una parte Casey con il suo amico bibliotecario, che sembra nutrire un sentimento romantico per la ragazza, e la madre, dall’altra Jin con un’amica di vecchia data e il padre. Si ottiene così un bilanciato incrocio di prospettive, si forma una sorta di vortice che però riporta sempre il focus sui protagonisti uniti da simili sentimenti, sembra che l’uno riesca a vedere parte della propria vita nell’altro.

columbus.jpgIl regista coreano Kogonada (il cui nome d’arte è un omaggio allo sceneggiatore giapponese Kōgo Noda) debutta sul grande schermo con Columbus nel 2017. Il film è stato girato in appena 18 giorni e l’essenzialità della sceneggiatura e delle scelte scenografiche spiega questi tempi. Le inquadrature sono studiate nei dettagli, come nel gioco di riflessi allo specchio o nei dialoghi fuori scena, in cui non si vede uno dei personaggi. Il film è un gioiello di poesia e l’architettura della città, parte integrante del film, diventa una meditazione sul tempo e sull’influenza dell’arte sulla vita di tutti i giorni.

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