Tutti pazzi per il pallone

Il calcio è probabilmente lo sport dei giorni nostri più seguito al mondo, con fan e accese tifoserie in ogni luogo. Ma anche se il suo successo si è affermato solo in tempi moderni, la sua storia affonda le radici fin nell’Asia del XI secolo a.C., quando in Giappone e Cina erano praticati rispettivamente il Kemari, ancora adesso in voga, e un gioco con la palla chiamato “Tsu-chu”, tradotto come “palla di cuoio calciata dal piede”.

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Importanti testimonianze arrivano anche dalla Grecia del IV secolo a.C. dove si affermò l’Episkyros, un gioco che prevedeva l’uso della palla, ma che non venne mai inserito tra le competizioni olimpiche. Dopo la conquista della Regione da parte dei Romani, questo gioco fu trasformato dai Latini nell’Harpastum, il cui nome deriva dal termine greco arpazo, con il significato di strappare con forza. In questo gioco, simile ad una vera e propria contesa, due squadre si affrontavano su un campo rettangolare delimitato da delle linee: lo scopo era di riuscire a portare la palla sulla linea di fondo del campo avversario e per questo erano concessi passaggi sia con le mani che con i piedi ed ogni giocatore ricopriva un ruolo ben preciso, uno sport simile all’attuale rugby. Il gioco, grazie ai legionari impegnati a combattere per tutta l’Europa, si diffuse velocemente nel mondo allora conosciuto.

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Nel medioevo i giochi con la palla erano una delle tante forme di rivalità tra villaggi o fazioni politiche. Una cronaca londinese del 1175 narra di un gioco con la palla, il Large-football, la cui violenza esplodeva durante il periodo del carnevale e per questo fu proibito da diversi sovrani inglesi; il gioco però si era ormai diffuso nei territori vicini della Scozia e della Francia. Dalle saghe nordiche sappiamo anche che i Vichinghi praticavano il knattleikr : divisi in due squadre si contendevano una palla dura e pesante che poteva essere colpita a mani nude o con un bastone e doveva essere portata all’estremità del campo avversario.

E in Italia come è arrivato il gioco del pallone? Nella Firenze medicea il gioco con la palla riscosse talmente tanto successo da diventare un’istituzione, il calcio fiorentino. Il vocabolario della Crusca, nel XVIII secolo, definisce così il gioco: “È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi”. Durante le ricorrenze ufficiali il gioco vedeva scontrarsi, in Piazza Santa Croce, i gruppi dei verdi e dei bianchi, rispettivamente della riva sinistra e destra del fiume Arno. Questo è il momento in cui iniziano a specializzarsi le posizioni dei giocatori in campo.

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Tra il 1600 e i primi del 1800 si stabilirono le prime regole scritte del gioco e nell’ottobre del 1857 venne fondato il primo club di football al mondo lo Sheffield Football Club, che giocò la sua prima partita al Parkfield House. Pochi anni dopo, nel 1863, nacque a Londra la prima federazione calcistica nazionale, ad opera di Ebenezer Cobb Morley, la Football Association, che separò una volta per tutte il rubgy dal calcio. Negli anni nacquero nuove Federazioni in tutto il mondo, come quella italiana nel 1898, migliorarono i materiali usati per il pallone e si distinsero definitivamente i ruoli dei giocatori. Nel 1904 nasce poi la FIFA e, con l’ammissione del gioco alle olimpiadi di Londra 1908, il calcio venne riconosciuto ufficialmente nel panorama sportivo. Da quel momento in poi il calcio ottenne fama e riconoscimenti e nacquero, sull’onda dell’entusiasmo, i diversi campionati e competizioni come la UEFA Champions League e le coppe internazionali.

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Ma come si spiega la nascita dei derby? Fin da subito il calcio fu usato per dirimere lotte all’interno delle stesse città e questo acceso antagonismo fu tra le ragioni che favorirono la nascita del derby, una sfida ancora più competitiva proprio perché metteva l’uno contro l’altro persone che avevano un’identità comune. Il caso più emblematico è quello dell’Italia, che è tra le Nazioni con più derby in assoluto. Il motivo? La particolare forma politica e sociale della Penisola pre-unitaria, divisa tra Comuni, Regni, Ducati e Repubbliche. In una realtà così complessa, il derby iniziò ad essere visto come un modo per dirimere le diatribe interne e con i vicini. Una cultura agonistica che continua inalterata ancora oggi.

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