Paese che vai, ferrovie che trovi

Il treno giapponese a levitazione magnetica SCMaglev, con i suoi 603 km/h, è tra i treni più veloci del mondo, insieme ai TGV francesi e allo Shanghai Maglev Train cinese. Quello dell’alta velocità è stato un sogno che da sempre le ferrovie hanno inseguito, con risultati a volte non positivi, e la corsa per trovare i mezzi tecnici per aumentare la velocità potenziale dei treni, e di conseguenza i sistemi di sicurezza sempre più all’avanguardia, non si è mai arrestata.

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Poco tempo fa, in Italia, è ritornata prepotentemente la discussione pubblica sulla volontà di proseguire i lavori della TAV (Treno ad alta velocità) per collegare Torino a Lione, passando per la val di Susa, e non si sono fatte attendere reazioni e manifestazioni da ogni parte politica. Le proteste dei movimenti NO Tav hanno messo per lungo tempo in stallo i lavori, colpevoli di arrecare danno all’ambiente, alla salute degli abitanti e alle tasche dei contribuenti. Ma questa battaglia rischia di mettere in ombra un fatto drammatico: in molti infatti non sanno che, ancora, nel Bel Paese la maggior parte delle linee ferroviarie viaggia su binario unico. Incidenti ferroviari tragici, come quello del 2016 sulla tratta Corato-Andria, rendono evidente l’inadeguatezza di parte delle linee ferroviarie italiane.

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I treni ne hanno fatto di strada dai brevi tratti percorribili dell’Italia preunitaria, alla statizzazione delle ferrovie fino alla nascita delle FS; ad oggi RFI (Rete ferroviaria Italiana, gestita da FS) amministra poco più di 16 mila km di linee, il cui 60% risulta però ancora a binario unico. La regione da bollino nero è la Valle d’Aosta con un centinaio di km di ferrovie, tutte a binario unico e non elettrificate. Tra le migliori la Lombardia con 1.650 km di strada ferrata, che muovono 300 mila passeggeri al giorno, di cui solo il 42% risulta però a binario doppio.

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Gli investimenti paiono dirottati nel migliorare la situazione, già difficile dei pendolari, aumentando i treni e il numero delle corse, e non si trovano i fondi e le energie per mettere in sicurezza chilometri di ferrovie che viaggiano ancora su un unico binario a doppio verso. Dei km totali di linee che gestisce FS poco più di 3.000 sono in concessione ad altri operatori che poco hanno fatto negli anni per migliorare la rete. Quello che manca è un piano di interventi serio e puntuale che vada ad analizzare i punti più critici della linea nazionale italiana e presenti un progetto strategico per collegare in modo efficace il Nord e il Sud del Paese. Andare veloci è un lusso che ci si può permettere quando si può viaggiare sicuri.

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