Otel Bruni

Il romanzo, che è stato pubblicato nel 2011 dalla Mondadori, è un racconto storico a tratti epico e quasi fantastico, dello scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi che in questo libro, con l’occhio attento dello studioso, ripercorre le vicende della numerosa famiglia Bruni, dalla Prima guerra mondiale al secondo dopoguerra; un breve tempo per lo sviluppo della storia, ma lunghissimi anni per la vita dei personaggi che crescono e si trasformano quasi a diventare irriconoscibili. La storia prende avvio il 12 gennaio 1914 durante un inverno strano che i superstiziosi pensano sia presagio di terribili sciagure. In un paesino della pianura emiliana si trova la casa colonica dei Bruni che da un secolo coltivano con sacrificio e dedizione i campi attorno, che appartengono al notaio Barzini che vive a Bologna. Il padre Callisto, la moglie Clerice e i loro 9 figli, sette maschi e due femmine, Gaetano, Armando, Raffaele detto Floti, Checco, Savino, Dante, Fredo, Rosina e Maria vivono la campagna come un luogo denso di significato e di tradizioni secolari e religiose in una <<casa dove non c’erano soldi, ma tanta allegria e si cantava sempre>>. E il centro delle loro vite è l’otel Bruni, la stalla in cui viandanti e cantastorie trovano riparo nelle fredde notti d’inverno e nelle afose e interminabili serate estive, un luogo d’incontro in cui la vita dei protagonisti si mescola per un attimo alle gesta dei personaggi favolosi delle storie che gli aedi raccontano.

La guerra getta la sua terribile ombra anche sulla casa dei Bruni che si spopola quando, ad uno ad uno, i figli sono chiamati a combattere. Un destino terribile si abbatte sulla tranquilla famiglia contadina che fino a quel momento aveva vissuto serena, aspettando il volgere delle stagioni, lavorando duramente la terra per procurarsi da mangiare e condividendo con gli altri quello che avevano. Il Piave, il Tagliamento, l’Isonzo, Caporetto, Monte Grappa e il Carso sono gli scenari in cui si consuma una estenuante guerra di trincea in cui si lotta per pochi metri di terra. La guerra lascia una ferita indelebile nei corpi e negli animi dei sopravvissuti che tornati dopo anni a casa devono combattere con lo spaesamento, con gli incubi che tutte le notti accompagnano i loro sogni e con il bisogno di riprendere a vivere. Chi si sposa e fa figli, chi dedica anima e corpo al lavoro, sembra che il ritmo semplice e ripetitivo della vita contadina possa redimere il loro passato di sangue e cancellare così i ricordi di una guerra che nessuno aveva voluto o cercato.

I figli crescono e diventano a loro volta padri, ma ecco che ancora il germe del male mette radici profonde e all’orizzonte si profila una nuova catastrofe: <<Si chiama dittatura quando comanda uno solo, e non può che finire male>>. I fasci da combattimento iniziano a seminare il terrore nelle campagne e gambizzano chiunque si opponga a loro. Nasce una strana connivenza tra il potere locale e il fascismo che è tacitamente sostenuto dal governo centrale e questo blocca anche l’azione della polizia e di chi si vorrebbe opporre. Le disgrazie arrivano quando l’otel Bruni viene bruciato da dei facinorosi per rappresaglia contro un membro della famiglia, che a quel punto, senza riferimenti e dilaniata da dissapori interni, si divide per sempre. Finisce un’epoca, fatta di duro lavoro e piccole soddisfazioni, di avventure e racconti senza tempo: <<Ascoltare una bella storia è come sognare, ma poi bisogna svegliarsi, e la vita…bè la vita è un’altra cosa. Non scordarlo mai>>.

L’industrializzazione cambia anche il lavoro nei campi, compaiono i primi trattori Landini, e l’Italia tutta pare percorsa da nuovo entusiasmo, e la radio, figlia di questi fermenti, non fa che trasmettere discorsi bellicosi e roboanti che spaventano molti. Inizia la guerra e una nuova generazione di Bruni viene chiamata a combattere. E al dramma del conflitto si aggiunge quello della guerra civile che vede amici fronteggiarsi, italiani uccidere altri italiani, una resistenza che pare non avere fine. Molti sono giovanissimi <<ragazzi che giocano alla guerra, ma facevano tremendamente sul serio>>. Anche all’interno del movimento della resistenza non mancano fazionismi, cancellati solo da miracolose vittorie sul nemico. Ma il peggio pare arrivare dopo, una volta finita la guerra quando si contano i morti e pare non ci sia speranza per i vivi, tra azioni di giustizia sommaria ed episodi di vendetta. In un Paese senza regole ognuno vive per sé dimenticando i valori dell’altruismo, della concordia e del rispetto che fino ad allora erano stati una guida. E dei Bruni che ne è stato? I loro valori saranno andati dimenticati per sempre?.

Il romanzo ha il tono a tratti epico e solenne di tanti altri lavori di Manfredi e il difficile periodo del Novecento italiano trova nuova forza e terribile verosimiglianza nelle parole dell’autore che arriva alla stesura del romanzo dopo un lavoro di ricerca, ma soprattutto di confronto con chi il dramma della guerra l’aveva vissuto. I luoghi fanno parte della prima infanzia di Manfredi e rendono il romanzo ancora più misterioso e fantastico, quasi il racconto epico del proprio passato, il ricordo di una fanciullezza e ingenuità che non esistono più distrutti dalla guerra e dal tempo che scorre.

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