Perché il vaccino?

Vaccino sì, vaccino no? In questi ultimi anni la battaglia si è infuocata. Ma conosciamo la storia dei vaccini moderni? Come sono nati e perché si chiamano così? Il vaccino è una preparazione artificiale che serve a indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo, conferendo una resistenza specifica nei confronti di determinate malattie infettive. Il termine vaccino deriva dal latino vaccinus “di vacca” e si riferisce alle prime sperimentazioni di Edward Jenner intorno alla fine XVIII secolo.

Nel 1796 l’Europa era vittima del vaiolo, una malattia mortale che uccise migliaia di persone. Jenner osservò che le persone che lavoravano a stretto contatto con gli animali e che contraevano il vaiolo bovino (una forma più lieve di quello umano) e poi riuscivano a guarire, non contraevano in futuro il vaiolo umano. Questo fatto diede l’occasione allo studioso per verificare una teoria: provò infatti a iniettare il materiale ottenuto dalla pustola di una mucca infetta in un bambino e il vaiolo non si sviluppò. Recenti studi paiono però dimostrare che il preparato usato per proteggere dal vaiolo umano non derivava solo da vaiolo bovino, ma anche da quello equino che assumeva forme diverse.

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Nel 1880 Louis Pasteur dimostrò, con colture avirulente dei microrganismi responsabili del colera dei polli, che per generare un’immunità verso un patogeno si potevano usare preparazioni microbiche alterate e che quindi lo stesso principio era valido per instaurare la resistenza contro le infezioni batteriche e chiamò vaccino la coltura batterica attenuata. La scoperta permise al virologo di preparare vaccini contro malattie quali la rabbia e il carbonchio.

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Con l’introduzione delle vaccinazioni, numerose malattie batteriche e virali possono essere, se non debellate, almeno controllate. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)  ̶ costituita nel 1948 come Agenzia delle Nazioni Unite specializzata in questioni sanitarie  ̶  nel 1980  a seguito della vaccinazione mondiale contro il vaiolo annuncia l’eradicazione di questa malattia (l’ultimo caso è stato descritto nel 1977). Per quanto riguarda la politica vaccinale, esistono notevoli differenze, sia all’interno degli stessi Paesi industrializzati, che fra Paesi in via di sviluppo. In questi ultimi, date le difficoltà che si incontrano da un punto di vista organizzativo-sanitario ed economico-ambientale, si cerca quanto meno di tenere sotto controllo la diffusione di alcune malattie.

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La validità dei vaccini viene da più parti messa in discussione e molti decidono di non vaccinare se stessi o i figli, fenomeno che rischia di compromettere la cosiddetta immunità di gregge, che presuppone che se la maggior parte della popolazione viene immunizzata, si interrompe la catena di infezione, andando così a proteggere anche gli individui più deboli come le persone immunodepresse o gli anziani che non possono sottoporsi al vaccino.

La scoperta dei vaccini e i progressi in materia di virologia sono stati fondamentali per sconfiggere malattie mortali che per secoli sono state una piaga per le popolazioni di tutto il mondo. Jared Diamond nel libro “Armi, acciaio e malattie” riflette sul fatto che gli Europei che sbarcarono in America del Sud portarono con sé anche le loro malattie che, più delle armi, servirono a sterminare le popolazioni indigene, impreparate a nuovi ceppi patogeni.

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Ancora oggi si discute sui reali benefici che possono portare i vaccini, ma anche sulle possibili conseguenze negative. La bilancia oscilla pericolosamente, rischiando di lasciare da parte il buon senso. Certo i rischi rimangono, come ha sottolineato anche la comunità scientifica, in quanto come per ogni farmaco, anche nei vaccini permane un certo grado di rischio ed incertezza che può riguardare errori durante la preparazione o anche eventuale ipersensibilità del paziente. I risultati di anni di vaccinazioni si vedono nella diminuzione delle malattie infettive e dei casi mortali, mentre quelli da danni causati dai vaccini sono ancora difficili da identificare. Quello che resta è la considerazione che se la popolazione è cresciuta numericamente e tanti riescono ad arrivare a importanti traguardi anagrafici, il merito è anche delle scoperte in campo medico.

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