Tra le pietre del Castello di Avio

Il Castello di Avio si trova in provincia di Trento, sopra un’altura, facente parte della linea transalpina già fortificata in epoca romana, che troneggia sulla valle dell’Adige; questi avamposti militari detti “castellieri” avevano il compito di proteggere le popolazioni dell’area dalle invasioni nemiche. Le strutture erano in origine lignee, ma in epoca medievale vennero ampliate e irrobustite, anche grazie alla costruzione di una spessa cinta muraria e all’innalzamento di imponenti torrioni detti “Masti”.

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Il nucleo più antico del Castello risale al periodo compreso tra l’XI e il XII secolo. Azzone di Castelbarco, nel XII-XIV secolo, fa realizzare una seconda cinta muraria più ampia e il Palazzo Signorile che vanno a modificare la planimetria del castello. Qualche anno più tardi, Guglielmo II, trasforma il Castello in una vera e propria corte feudale, che diviene il centro di un piccolo stato in continuo contrasto con le sempre più evidenti mire espansionistiche del vescovo di Trento.

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Dopo la morte di Azzone, nel 1411, Avio passa alla Repubblica di Venezia. Nel 1509 Venezia abbandona la Vallagarina e la città passa sotto il dominio dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo per poi tornare, nel 1532, giurisdizione dei principi vescovi che la affidano alla casata dei Madruzzo e solo nel 1655 torna nelle mani dei Castelbarco. Alla fine del Settecento Avio viene accorpata alla diocesi di Trento. Nel 1805, dopo un periodo di instabilità politica, successiva alla fine del principato vescovile, la città è aggregata al Regno di Baviera. Unita nel 1810 al Regno italico di Napoleone, dopo il 1815 torna all’Austria. Infine nel 1915, in anticipo rispetto al resto del Trentino, Avio è annessa all’Italia.

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Dopo complesse vicende dinastiche che hanno visto coinvolte alcune notabili famiglie venete, il Castello tornò nel 1937 in possesso di Emanuele Castelbarco Pindemonte Rezzonico. Nel 1977 l’erede Emanuela decide di donare il Castello al FAI, conservando il diritto di abitarne una parte, la cosiddetta “Torre della Picadora”, chiamata così perché in epoca medievale era il luogo deputato alle impiccagioni.

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Il Castello è formato da due cerchia di mura, da una Torre e dalla Casa delle guardie, decorata in parte da affreschi geometrici e dipinti che raffigurano scene di battaglie e d’armi, datati tra il 1315 e il 1360. Dopo un piccolo cortile, una scala in pietra conduce al Mastio una costruzione esagonale che nel tempo ha cambiato destinazioni d’uso, da torre difensiva fino a dimora padronale. Al quarto piano la “Stanza di Amore” forse una volta destinata alla dame di corte, mostra a stralci sulla parete il mitico soggetto profano. Oltrepassando il Mastio si arriva al Palazzo Baronale, una struttura in parte vittima di crolli, ma che conserva intatto tutto il suo maestono fascino.

 

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