La fine della leggenda dei Romanov

Nel luglio del 1918 lo zar Nicola II e tutta la sua famiglia vengono giustiziati dai Bolscevichi, che avevano preso il potere durante la Rivoluzione russa dell’anno prima; finisce così, dopo 300 anni, la dinastia dei Romanov e nello stesso tempo la storia si trasforma in leggenda e dalla confusione di quei giorni emergono delle figure avvolte da fascino e mistero, come quella del consigliere Rasputin o della principessa Anastasia, che secondo alcuni sarebbe riuscita a sfuggire al massacro della sua famiglia.

Ma quali sono state le ragioni che hanno causato la fine della casata imperiale? Nel 1904 scoppiò la guerra russo-giapponese che vide i due Paesi scontrarsi per il controllo delle zone della Manciuria e della Corea. Il Giappone, dopo la Restaurazione Meiji, fu attraversato da un’ondata di nazionalismo e questo entusiasmo, sostenuto dai nuovi traguardi industriali raggiunti dal Sol Levante, aveva risvegliato forti interessi coloniali. Nel 1905, la Russia, dopo una serie di sconfitte per mare e per terra, impossibilitata a sostenere ulteriormente le spese della guerra e scossa dalla rivoluzione che stava scuotendo gli assetti di potere al suo interno, decise di firmare la pace, cedendo numerosi territori ai vincitori asiatici.

Lo zar era riuscito a porre fine alla crisi solo dopo aver promesso di creare un’assemblea rappresentativa e di favorire la strada per una serie di riforme costituzionali; ma Nicola non era ancora disposto a cedere il suo potere assoluto e quindi ritrattò le concessioni che avevano aperto uno spiraglio alla democrazia e iniziò a sciogliere l’assemblea ogni qual volta si opponeva alle sue decisioni. Nel 1914 la situazione si aggravò ulteriormente quando lo zar trascinò la Russia nella Prima guerra mondiale, un conflitto per il quale l’esercito e il popolo non era preparato.

Il cibo iniziava a scarseggiare e i soldati si erano ormai resi conto della loro inadeguatezza, soprattutto dopo le ripetute sconfitte inflitte dall’esercito tedesco. Nel marzo del 1917 scoppiò la Rivoluzione russa, che attraversò le strade dell’odierna San Pietroburgo, e Nicola II, vessato dal succedersi degli eventi, fu costretto ad abdicare il mese dopo. Con la pace separata di Brest-Litovsk i russi potevano finalmente occuparsi della crisi politica che aveva scosso profondamente il Paese. I Bolscevichi, guidati da Vladimir Lenin, instaurarono un governo provvisorio in Russia, creando il primo Stato comunista.

La guerra civile, che vedeva fronteggiarsi fedeli allo zar, Menscevichi e Bolscevichi,  stava intanto attraversando la Russia causando migliaia di morti. Nel giugno del 1918 le forze anti-Bolsceviche erano riuscite ad avanzare fino a Ekaterinburg, dove lo zar decaduto era stato confinato con la famiglia. Dopo momenti concitati e il temporeggiare delle autorità locali per disporre il da farsi, fu promulgata una condanna a morte per l’intera famiglia.

La notte tra il 16 e il 17 luglio Nicola, la moglie Alexandra, i loro 5 figli e diversi inservienti e altre persone vicine alla famiglia vengono fucilati. I corpi fatti a pezzi e occultati, verranno ritrovati solo negli anni ’90, all’appello però mancavano i corpi del principe Alexei e della sorella Anastasia e questo accrebbe notevolmente la leggenda su una loro possibile fuga all’esecuzione. Nel 2007 il ritrovamento dei sepolcri in cui erano stati nascosti i corpi dei due fratelli pone fine al mito e a un mistero di sangue durato per cento anni.

 

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