L’avorio, un commercio che mette a rischio gli animali

Il commercio d’avorio è una pratica di scambio che esiste da secoli, ma che negli ultimi decenni ha avuto una crescita tale da mettere a rischio numerose specie animali. L’avorio si ottiene comunemente dalle zanne di elefante, ma anche da quelle dell’ippopotamo, del tricheco, del narvalo e dal corno del rinoceronte. Il commercio di questo materiale, diffuso all’inizio dall’Alaska alla Siberia si è concentrato poi in Africa e Asia dove viene usato per produrre oggetti decorativi, poi esportati in tutto il mondo, o come cura medicamentosa in Oriente.

Adesso per arginare il pericolo che tantissime specie animali vengano sterminate, anche l’Europa deve giocare la sua parte come chiede la ONG Avaaz che ha fornito alla Commissione europea le prove per dimostrare come la maggior parte del commericio di avorio nel Vecchio Continente fosse illegale. Adesso la decisione spetta a Bruxelles che ci si augura imponga un divieto completo e totale al commercio di avorio, incluso quello grezzo. L’ong conta sul sostegno dell’opinione pubblica che si è dimostrata sensibile al tema firmando in migliaia una petizione.

Per arginare il problema oltre all’istituzione di aree protette in cui è vietato il bracconaggio, sta crescendo il numero di rangers e di controlli per monitorare il territorio. Il National Geographic riporta un’altra iniziativa che si sta percorrendo nel Parco Nazionale di Zakouma in Africa, dove 6 rinoceronti neri sono stati privati del corno, da veterinari specializzati, per evitare che in futuro potressero essere vittime dei bracconieri. La decisione è stata sofferta, ma gli addetti del Parco ritengono di averlo fatto per il bene degli animali. Inoltre studi condotti sui branchi hanno dimostrato che non ci sarebbero conseguenze a lungo termine o impatti sulla vita sociale dei rinoceronti, almeno quando tutti gli animali dell’area saranno privati del corno. Nel mondo rimangono meno di 5 mila rinoceronti neri allo stato selvatico e senza protezione il numero è destinato a diminuire ulteriormente.

Dal gennaio del 2018 la Cina, che è responsabile del 70% del consumo mondiale di avorio, ha finalmente imposto il bando, seguita poco dopo da Taiwan e altri Paesi in cui l’arte e l’avorio hanno stretto un legame di sangue da secoli. Il dramma è scoprire che l’Italia è il terzo Paese al mondo per esportazioni di oggetti d’avorio legale, preceduta da Regno Unito e Usa. A dirlo sono i dati raccolti dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites), ed elaborati dalla Ong ambientalista Environmental Investigation Agency (Eia). La preoccupazione di esperti ed ambientalisti è che se non diminuisce per prima cosa la domanda di questo materiale, non si potranno fermare le uccisioni degli animali e il riciclaggio di avorio e denaro rimarrà un business pericoloso.

dehorning.jpg

Photo by @stevewinterphoto, Zakouma National Park’s six black rhinos have been dehorned. The horns were removed and transported away from the park to a secure location in the nation’s capital.

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