“La grande onda” di plastica

La grande onda di Kanagawa, in giapponese Kanagawa oki nami ura “Sotto un’onda al largo di Kanagawa”, pubblicata tra il 1830 e il 1831, è una delle più famose e apprezzate xilografie in stile ukiyo-e del pittore Katsushika Hokusai. L’opera che fa parte di una serie intitolata “Trentasei vedute del Monte Fuji” rappresenta un’onda che a largo della prefettura di Kanagawa sta per sopraffare delle imbarcazioni. Il paesaggio pare una miniatura, la composizione è semplice e immediata, ma i dettagli sono numerosi, soprattutto nella descrizione del moto delle onde, dell’oscillare delle barche tra i flutti e nella centralità del Monte Fuji innevato che appare in modo quasi misterioso all’orizzonte.

Probabilmente l’artista si è rifatto allo stile cinese Shan shui, influenzato però anche dallo stile giapponese yamato-e in cui la forza delle onde e degli elementi naturali vengono spesso usati per mettere in luce gli sforzi degli esseri umani per contrastarne la violenza. Durante il periodo Edo (1603-1868) infatti il Giappone si era isolato dal resto del mondo (sakoku) per volere dello shogunato dei Tokugawa, che in quel periodo aveva sostituito il dominio imperiale, ma il Paese permetteva qualche apertura a scambi commerciali con i vicini cinesi e coreani e con i mercanti olandesi. Questi contatti hanno permesso che ad esempio il realismo e la precisione del gesto pittorico, caratteristico in quel periodo nell’arte occidentale, arrivasse anche nel Paese del Sol levante. “La grande onda”, insieme ad altre opere dello stesso periodo, di autori come Hiroshige e Utamaro, contribuì a diffondere quello che in occidente è chiamato Giapponismo, cioè il gusto e l’apprezzamento, che si trasformava in collezionismo, di diverse forme di arti orientali.

Ma adesso questa immagine è diventata il simbolo dell’inquinamento che sta trasformando i nostri spazi del vivere: infatti secondo le ricerche condotte da GreenPeace ogni minuto l’equivalente di un camion pieno di plastica finisce nel mare. Anche il magazine Focus porta a galla il problema dell’inquinamento da plastica, che non solo causa la morte e il cambiamento dell’ecosistema marino, ma ha terribili ripercussioni a lungo termine sugli esseri umani che consumano dei pesci e molluschi ormai contaminati.

Si sono fatte tante campagne per cercare di sensibilizzare i consumatori al corretto riciclo dei vari materiali, ma pare che ancora la strada sia tutta in salita. Bisogna cercare infatti di cambiare i sistemi di conservazione dei cibi e in questo senso tante Organizzazioni stanno chiedendo ai colossi multi-nazionali di ridurre l’impiego di imballaggi di plastica mono-uso per merendine e bibite e di preferire invece matetriali ecosostenibili.

Le politiche ambientali ed ecologiste non possono più rimanere relegate in alcuni circoli di dibattito o essere baluardo di precise correnti politiche, devono diventare un patrimonio di tutti, perchè le lotte contro il cambiamento climatico, l’inquinamento, la deforestazione e le numerose altre malattie che stanno contagiando il nostro Pianeta non possono più essere rimandate.

Il nostro modo di vivere si sta dimostrando distruttivo per la Terra, l’uomo probabilmente è l’animale meno eco-sostenibile da quando per mezzo del carbone ha forzato i processi produttivi. Questo non vuol dire bloccare il progresso, ma trovare energie sostenibili che siano in grado di permettere al nostro, per il momento, unico Pianeta di non diventare come quello dell’iconico film di animazione Wall-e, prodotto nel 2008 da Disney e Pixar. Il robottino, ormai unico abitante del Pianeta, abbandonato dagli uomini a causa dell’inquimaneto e dell’accumulo dei rifiuti, raccoglie e compatta la spazzatura, piena di storie e ricordi di chi l’ha prodotta, segno inconfondibile del progresso e del decadimento del genere umano.

 

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