Nomen omen

 

Sottovalutiamo spesso l’importanza dei nomi e il loro significato, non ci domandiamo quasi mai perché il protagonista di una storia abbia proprio quel nome o perché un oggetto venga indicato con quella specifica parola. La nostra lingua ha un patrimonio etimologico che ha radici profonde ma di cui spesso ignoriamo l’esistenza. I nomi portano con sé tutta la forza di ciò che rappresentano e non a caso tra le popolazioni primitive si era soliti dare il nome definitivo una volta diventati adulti, allo scopo di rendere evidenti i tratti del carattere o fisici di ogni persona. Nel tempo questa pratica si è trasformata in un augurio, trasformando il nome in un lieto presagio per il futuro.

In molti ricorderanno il politico ateniese Pericle, ma in pochi sanno il significato del suo nome; a lui, figlio di Santippo e discendete dall’influente famiglia degli Alcmeonidi, forse proprio per propiziargli un brillante futuro, fu conferito il nome di Pericle, letteralmente “circondato dalla gloria”. E in effetti quell’uomo che lo storico Tucidide ha chiamato “primo cittadino di Atene”, governò la città nel suo periodo d’oro tra il 431-404 a. C., tra le guerre persiane e la guerra del Peloponneso. Fu un oratore, uno stratega militare, ma anche un uomo raffinato che sapeva apprezzare la cultura e la bellezza e proprio a lui si deve la costruzione del Partenone sull’Acropoli e gli interventi per favorire la fioritura artistica e letteraria che renderanno la città di Atene la culla della cultura occidentale

L’uomo che sarebbe diventato il primo imperatore di Roma, che cambiò il nome in Caius Iulius Caesar Octavianus dopo essere stato adottato da Cesare, è passato alla storia come Augusto. Dopo la carica proconsolare che gli attribuiva il comando militare, la potestà tribunicia che gli conferiva col diritto di veto di opporsi alle proposte del Senato e il titolo di imperator, generale vittorioso, nel 27 a.C il Senato romano, per decisione di Lucio Munazio Planco, assegnò per la prima volta il titolo Augustus a Ottaviano, sancendo la sua posizione predominante nella gerarchia di comando della città. Il termine ‘augere’ significa aumentare, accrescere e in questo senso il nome acquisisce il senso di “grande” e “venerabile”. Questo nome divenne tanto importante da essere tramandato per generazioni tra gli imperatori, anche di epoca medievale, e da rinominare il sesto mese del calendario romano, una volta chiamato sextilis, in augustus, in onore dell’imperatore.

Eroe della letteratura bretone del XII secolo, passato per la penna dei poeti Thomas e Béroul, e di molti altri, tanto da rendere complessa la ricostruzione della tradizione letteraria, Tristano, cresciuto alla corte di re Marco di Cornovaglia, compie leggendarie imprese fino a che non viene ferito da una lancia avvelenata mentre combatteva contro il gigante Morold, su cui poi riuscirà ad avere la meglio. Solo la regina d’Irlanda, sorella del mostro, conosce il rimedio per guarire il giovane e a Tristano non resta che recarsi al cospetto della donna sotto falso nome. Il giovane guarito ottiene la fiducia della regina che gli affida perfino l’educazione della figlia Isotta. Qualche tempo dopo l’uomo ritorna da re Marco ed elogia a tal punto la fanciulla da far sì che il re la volesse in sposa. Tristano torna in Irlanda per chiedere la mano di Isotta per il suo signore e la regina decide di preparare un filtro che farà innamorare la figlia del re. Però durante il viaggio in mare, la nutrice di Isotta, Brengania, fa bere per errore ai due giovani l’intruglio che da quel momento verranno arsi da una passione inestinguibile. La corte inizia a sospettare del fidato Tristano e alla fine anche il re scopre il tradimento e con dolore esilia l’uomo. L’eroe, per cercare di dimenticare il suo passato amore, sposa Isotta dalle Bianche Mani, ma lei non è che una proiezione imperfetta del suo vero amore. Sul letto di morte chiede alla moglie di vedere per l’ultima volta l’altra Isotta: se la donna verrà la barca isserà le vele bianche, altrimenti quelle nere, presagio funesto. Isotta dalle Bianche Mani, che amava l’uomo disperatamente, inganna il marito dicendogli che la donna non era venuta, e questo muore dal dolore, convinto di essere stato abbandonato. Isotta la bionda invece era in mare a poca distanza dall’amato e vedendo il suo corpo ormai esanime muore anch’essa. L’etimologia del nome è complessa e parrebbe risalire alla lingua gallese, ma dopo essere passato attraverso la lingua latina il nome acquisisce il significato di “triste” e “mesto” e non è difficile associare questo nome alle tragiche vicende dell’eroe di questi racconti, come a volere sottolineare che il destino di ogni persona è racchiuso nel suo nome.

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